BlackCliff House
Su una roccia di granito, 40 metri sopra la costa, BlackCliff House si apre con una sequenza di vuoti, terrazze e stanze che seguono il terreno invece di ignorarlo. La casa lavora con il sole da sud-ovest e con il profilo netto che scende verso il mare a ovest. Qui la dr house non è un riferimento letterale, ma una chiave di lettura per una casa che usa il paesaggio come struttura del progetto, con ambienti distinti ma sempre in contatto con l’esterno.
Una casa pensata per più generazioni
La richiesta era chiara: creare un punto d’incontro per la famiglia di oggi e di domani, senza rinunciare a una scala più raccolta quando la presenza è ridotta. Da questa esigenza nasce una distribuzione che alterna parti centrali compatte e ali più aperte, così da poter accogliere nuclei diversi nello stesso edificio. Il risultato è una casa che non insiste su una sola modalità d’uso. Cambia con il numero di persone presenti, con gli spostamenti tra stanze e con il modo in cui si attraversano gli spazi esterni.
Questa flessibilità si legge già nella relazione tra i volumi principali. Il livello superiore stringe il programma attorno a un nucleo più intimo, mentre le ali esterne ampliano la casa quando serve più posto. Tra questi due poli si apre un taglio spaziale che attraversa il progetto e mette in evidenza la profondità della sezione. Il passaggio non è solo distributivo: diventa un intervallo visivo, un punto in cui luce e paesaggio entrano con più forza e rendono percepibile la forma del terreno.
Geometrie che seguono il terreno
Le linee del progetto non cercano di livellare la roccia. Al contrario, accettano il salto di quota e ne ricavano una geometria mobile, quasi sospesa. La terrazza esterna condivisa collega fisicamente le due parti della casa e fa da cerniera tra i livelli. Questo collegamento all’aperto è essenziale: mette in rapporto le stanze tra loro e, allo stesso tempo, le espone alla vista lunga verso l’acqua. Il confine tra dentro e fuori resta leggibile, ma non rigido.
In mezzo alla casa, il vuoto centrale introduce una pausa. Non è un corridoio, né una semplice corte; è una fenditura che rende visibile l’assetto del progetto. Da lì si colgono luce, profondità e variazione di quota, con una percezione quasi cinematografica del paesaggio che si muove attorno agli ambienti. È anche il punto in cui la dr house, letta come casa abitata da ritmi diversi, mostra il suo carattere più preciso: l’architettura organizza gli incontri senza comprimere le distanze.
Un piano superiore tra nucleo compatto e ali esterne
Al piano superiore, la zona notte centrale è raccolta in un volume stretto, adatto a un piccolo nucleo familiare. Le ali laterali estendono invece la capacità della casa per ospitare gruppi più numerosi. Questa doppia struttura non produce una semplice divisione funzionale: crea due modi di abitare la stessa casa, con passaggi brevi e aperture più distese a seconda dell’uso. Le superfici restano essenziali, e proprio per questo il rapporto con il paesaggio assume un ruolo decisivo in ogni stanza.
Il terrazzo condiviso unisce queste parti esterne e rende leggibile la relazione tra i volumi. Da fuori, il passaggio tra pieni e vuoti appare netto; da dentro, la terrazza funge da sosta intermedia tra la quiete delle camere e l’apertura verso l’orizzonte. È un dispositivo semplice, ma cambia il modo in cui si abita il piano superiore, perché introduce una continuità tra le ali senza appiattire le differenze tra spazi più raccolti e ambienti più generosi.
Patio, studio e sala del tè lungo la stessa frattura
Al piano terra, gli spazi si dispongono lungo il taglio che attraversa la casa e aprono una serie di ambienti esterni e semi-esterni. Da un lato c’è la sala da pittura, sospesa sopra uno stagno vicino all’ingresso. Poco oltre compare un cortile di bambù accanto alla family room, seguito da uno studio e, all’estremità opposta, da una sala del tè. Il percorso non è lineare nel senso classico: procede per soglie, cambi di luce e aperture successive verso il paesaggio.
Questi inserti all’aperto servono a far entrare aria e luce senza interrompere le visuali. I cortili rendono più stratificata la sequenza interna, perché lasciano intravedere il verde, l’acqua e il cielo tra un ambiente e l’altro. La stanza da pittura, sospesa sopra lo specchio d’acqua, introduce anche un riflesso mobile che tocca il soffitto in diversi punti della casa. È un effetto discreto, ma modifica la percezione dello spazio e accompagna il passaggio da una stanza all’altra.
Luce, acqua e superfici sobrie
L’insieme è costruito con linee nette, grandi superfici vetrate e materiali naturali come legno e cemento. La palette resta ridotta, e proprio per questo il paesaggio entra con più decisione nelle stanze. Le vetrate ampie trasformano l’esterno in una presenza continua; non filtrano l’ambiente, lo incorniciano. Le viste cambiano con il movimento di chi abita la casa, mentre la luce del pomeriggio si distribuisce sui piani orizzontali e sulle pareti senza bisogno di gesti decorativi.
Lo specchio d’acqua vicino alla casa aggiunge un dettaglio inatteso: il riflesso si sposta sul soffitto e introduce un’ombra mobile in ambienti altrimenti controllati. È uno degli elementi che rende meno prevedibile la sequenza interna. Anche quando gli spazi sembrano essenziali e quasi vuoti, c’è sempre un segnale esterno a riempirli: il verde oltre il vetro, l’acqua che vibra, la roccia che resta presente sotto la casa.
Abitare tra quiete e disorientamento
L’esperienza spaziale è rassicurante nelle stanze più raccolte e, allo stesso tempo, leggermente disorientante nei punti di transizione. Questo effetto nasce dal rapporto tra il taglio centrale, le terrazze e i cambi di quota. Nulla è lasciato al caso, ma la casa non restituisce una lettura immediata al primo sguardo. Si scopre per sequenze, passando da un ambiente all’altro e registrando come cambiano le proporzioni, l’apertura e il modo in cui la natura si affaccia dentro il progetto.
In questo senso, BlackCliff House funziona come una casa che mette in relazione presenza e distanza. Le parti essenziali restano vicine al centro, mentre gli ambienti più aperti si appoggiano ai bordi e guardano fuori. Il risultato non è una composizione statica, ma una struttura abitativa che tiene insieme più scenari: una famiglia piccola, gruppi più ampi, e una successione di stanze che non perde mai il contatto con la roccia, la luce e il mare sottostante.
La lettura finale del progetto passa proprio da qui. La dr house diventa una casa costruita sul dialogo tra terreno, aperture e vuoti, con una distribuzione che non nasconde la topografia ma la porta al centro della scena. Le superfici sobrie lasciano spazio ai riflessi, ai tagli di luce e alle viste continue. È in questa sobrietà che il progetto trova la sua forza: ogni passaggio ha un ruolo preciso, e ogni stanza sembra misurata rispetto alla costa che la circonda.
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