Interno salone di parrucchiere con bancone, mensole e parete a lamelle
Il primo elemento che si legge è il
interno salone di parrucchiere
organizzato attorno a un bancone bianco con piano effetto marmo. Davanti, la superficie chiara prende il posto della soglia; dietro, una parete di mensole aperte illuminate mette in fila flaconi, vasetti e piccoli oggetti. Sopra la zona di lavoro, le lampade sospese rotonde riflettono la luce e la riportano nel locale con un segno preciso, quasi sospeso. L’insieme non punta sul rumore visivo: sono i piani, i vuoti e i tagli di luce a guidare lo sguardo.
Il bancone bianco che apre la scena
Il bancone effetto marmo ha un fronte bianco compatto e un piano chiaro con una lieve vena, più vicino a una pietra composita che a una finitura decorativa. Il bordo lucido separa il piano dal fronte opaco e rende leggibile la parte di lavoro. Una nicchia nel volume del banco aggiunge profondità senza appesantire la massa. Intorno, il pavimento in piastrelle ceramiche grigio chiaro mantiene una base neutra, così il banco resta il punto più netto della composizione. Nel
interno salone di parrucchiere
, questa scelta dà subito un orientamento chiaro.
Alle spalle del banco, le mensole aperte illuminate non si limitano a contenere prodotti. Funzionano come un fondale costruito per strati: ripiani, rientranze, profili sottili, riflessi piccoli e controllati. I contenitori e gli accessori si dispongono in verticale e in orizzontale, senza chiudere la parete. La luce interna segue i bordi dei ripiani e fa leggere la profondità di ogni vano. È un gesto sobrio, ma decisivo, perché trasforma lo stoccaggio in una parte visibile dell’ambiente.
Mensole aperte illuminate come sfondo operativo
Le mensole aperte illuminate costruiscono il retro del banco con una scansione regolare. Il loro disegno lascia spazio a bottiglie, barattoli e piccoli oggetti, ma evita l’effetto pieno che spesso appesantisce le pareti di servizio. Qui i volumi restano esposti e ordinati; la luce entra nei vani e toglie durezza alle ombre. Questo rende la parete leggibile anche da lontano, perché il ritmo dei ripiani si alterna ai piccoli vuoti tra un elemento e l’altro. In un
interno salone di parrucchiere
, la chiarezza di questa parete è parte del lavoro quotidiano.
Il piano chiaro, invece, raccoglie la luce in modo diverso dal fronte bianco. La differenza tra superfici opache e superfici più riflettenti crea un passaggio netto ma silenzioso. Non serve altro per dare al banco un ruolo centrale. Lo spazio intorno rimane aperto, con il soffitto lasciato quasi neutro, così le mensole e il piano possono parlare senza competere con elementi secondari. Il risultato è una scena concentrata, costruita su pochi materiali e su linee ben misurate.
Luce sospesa sopra l’area di lavoro
Le lampade sospese rotonde interrompono la griglia di ripiani e tagli rettilinei. Hanno una presenza quasi specchiante: catturano il locale, lo frammentano in riflessi e lo riportano a una scala più piccola. La loro forma tonda alleggerisce la precisione dei profili del banco e delle mensole, e introduce un punto morbido nel sistema di linee verticali e orizzontali. Qui la luce non è un semplice supporto, ma una parte visibile della composizione. Nel
interno salone di parrucchiere
, questo dettaglio fa la differenza tra una parete tecnica e una parete che resta in scena.
La loro posizione, sopra la zona centrale, segna il luogo in cui si concentrano passaggio e lavoro. Non hanno un aspetto ingombrante; sembrano piuttosto oggetti sospesi che separano il piano d’uso dal resto della stanza. Sotto di loro, il banco bianco resta leggibile in tutta la sua lunghezza. Intorno, i profili scuri e le finiture più calde dei dettagli evitano che l’insieme diventi troppo uniforme. Il contrasto è misurato, ma sufficiente a dare profondità al locale.
Una postazione in nicchia tra linee verticali
Più avanti, il progetto si stringe in una
postazione in nicchia
con sedia alta e piano di lavoro raccolto. Qui la struttura cambia scala: il banco sparisce e lascia spazio a un vano più stretto, protetto da una partizione con lamelle verticali. La nicchia non isola del tutto, perché i passaggi visivi restano aperti; si capisce però che la funzione diventa più concentrata. La sedia con base metallica, il piano in legno e la parete filtrante costruiscono un angolo preciso, utile e leggibile.
Le
parete a lamelle verticali
entrano e escono dal quadro come un filtro. In alcuni punti formano una vera divisione, in altri agiscono come sfondo parziale e lasciano intravedere il vano dietro. Il ritmo delle stecche introduce una cadenza stretta, in contrasto con la superficie liscia del banco e con le piastrelle del pavimento. Questo passaggio da aperto a schermato non chiude il percorso; lo indirizza, e fa capire dove cambia il tipo di uso della stanza.
Lamelle, passaggi e doveri del percorso visivo
La partizione a lamelle verticali lavora soprattutto sulla vista. Non interrompe il locale, ma lo compartimenta con una trasparenza controllata. Da un lato lascia passare la luce, dall’altro costruisce una soglia visiva tra l’area del banco e le zone più interne. Le linee strette e ripetute si sovrappongono al disegno più largo del pavimento e alle superfici orizzontali dei tavoli. Per questo il salone acquista una lettura più ordinata, senza chiudersi. La sequenza delle lamelle è un elemento strutturale, non un semplice filtro decorativo.
Accanto a questa partizione compaiono una consolle in legno, una sedia dal rivestimento scuro e alcuni dettagli metallici. Sono presenze ridotte, ma bastano a far capire che il locale alterna lavoro, attesa e transito. Le superfici non cercano uniformità assoluta: il legno mostra la sua venatura, il metallo riflette in modo secco, le lamelle tengono il passo. Nel
interno salone di parrucchiere
, questa varietà misurata evita la piattezza e rende i percorsi più facili da leggere.
Una zona tavolo che cambia ritmo
La parte con il tavolo rotondo introduce un altro tempo. Qui il legno del piano e delle gambe viene affiancato da sedute leggere e da tende che velano le grandi finestre. La luce si diffonde meno bruscamente e la stanza si allarga in senso orizzontale. Il tavolo non occupa il centro come un elemento cerimoniale; piuttosto stabilisce una pausa tra il banco e le zone di passaggio. Il suo profilo circolare rompe la sequenza di spigoli che domina nel resto del progetto.
Dietro il tavolo, una parete con finitura materica e un’opera incorniciata aggiungono un fondale più quieto. Non c’è sovraccarico, solo una superficie capace di reggere il vuoto attorno al tavolo e alle sedie. Le tende, disposte sui lati delle finestre, smorzano il taglio della luce e fanno emergere meglio il profilo del piano rotondo. In questa parte del locale, l’
interno salone di parrucchiere
cambia registro senza perdere coerenza visiva: il passaggio è dato dalla forma, non da un cambio di linguaggio.
Legno, pietra chiara e metallo a distanza ravvicinata
Visti da vicino, i materiali mostrano bene il loro ruolo. Il legno compare nei piani d’appoggio e in alcuni elementi di tavolo, con una venatura lineare che scorre lungo le superfici. Il metallo entra nelle basi delle sedute, nei profili e nei piccoli accessori, compresi i bicchieri appoggiati su un vassoio dorato nelle immagini di dettaglio. La pietra chiara del piano del banco e le piastrelle ceramiche grigio chiaro tengono fermo il quadro generale. Non c’è una materia che cerchi di prevalere sulle altre.
Anche i dettagli più minuti seguono questa logica. Un piano in legno con giunzioni parallele, una superficie metallica che riflette senza abbagliare, una fila di ripiani con oggetti piccoli ma ordinati: tutto lavora per rendere il locale leggibile a colpo d’occhio. La presenza della
parete a lamelle verticali
torna così a chiudere il cerchio visivo, perché lega tra loro banco, zona di lavoro e passaggi. È un
interno salone di parrucchiere
che si affida a pochi elementi chiari e al modo in cui si ripetono nello spazio.
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