Salon di parrucchieri brutalista
La prima cosa che si nota è il bancone rivestito di piastrelle: un volume netto, quasi scultoreo, che introduce subito il carattere del salon di parrucchieri brutalista. Intorno, la pietra naturale del pavimento e le pareti materiche tengono insieme lo spazio senza irrigidirlo. L’ampliamento del locale ha offerto l’occasione per ripensare l’intero interno, dalla sequenza d’ingresso alla distribuzione delle postazioni, con un’attenzione precisa alla circolazione e alle condizioni di lavoro.
Un ingresso che concentra accoglienza, vendita e attesa
All’arrivo, l’area più vivace del progetto riunisce funzioni diverse in un unico fronte. Il bancone reception è affiancato da armadiature alte che espongono e contengono i prodotti per capelli, mentre la coffee corner e la zona d’attesa restano nello stesso ambiente per ridurre i passaggi verso gli altri spazi. Le superfici piastrellate e i volumi verticali ordinano questa soglia, dove il movimento dei clienti si raccoglie prima di distribuirsi nel resto del salone. È qui che il progetto salone mostra la sua logica: concentrare, poi aprire.
La scelta di un fronte così marcato non serve solo a dare presenza all’ingresso. Il rivestimento ceramico, leggibile anche nei dettagli della base e delle montanti, introduce il linguaggio del progetto in modo diretto. La luce calda che esce dalle vetrine integrate e dagli arredi contenitori alleggerisce la massa del bancone, mentre i toni scuri dei profili metallici lo fanno leggere come un elemento architettonico più che come un semplice banco di servizio.
Zone separate per taglio, lavaggio e colore
Il salon con zone differenziate è organizzato in modo chiaro: taglio, lavaggio, colore e funzioni generali occupano ambiti distinti, ma senza perdere contatto visivo. Le postazioni si distribuiscono attorno a pareti con specchi rotondi e aperture arcuate, che ritmano la lunga parete come una sequenza di pause. Questa scansione aiuta a leggere la profondità della sala e permette alle diverse attività di avere un proprio tempo, senza confondersi nel volume principale.
Al centro dello spazio, un room divider con piante interrompe la continuità dell’ambiente e introduce una misura più raccolta. Non chiude la vista, ma la filtra. Il risultato è un salone che lascia percepire la sua ampiezza e, allo stesso tempo, separa le funzioni con un gesto leggero. È un accorgimento semplice, ma decisivo, perché rende più leggibili i percorsi e attenua la sensazione di traffico nelle aree operative.
Specchi rotondi e pareti scultoree
I specchi rotondi non sono un dettaglio decorativo isolato: si inseriscono in una composizione di parete che alterna rientranze, profili neri e superfici in pietra. La forma circolare addolcisce la presenza delle linee più dure e richiama la dimensione scultorea del concept BRUTAL APPEARANCE. La continuità tra aperture, nicchie e pannellature perforate costruisce una parete che non resta neutra, ma partecipa alla definizione dello spazio.
Le sedute davanti alle postazioni mantengono una presenza misurata, con volumi bassi e finiture chiare che lasciano lavorare i materiali più forti attorno a loro. Anche qui il progetto salone preferisce la precisione al gesto ridondante: ogni elemento ha un compito chiaro, e il risultato si legge nella distanza tra i piani, nelle ombre e nel disegno delle aperture. La parete diventa così un fondo attivo, non un semplice supporto.
Pietra, ceramica e un’eco brutalista addolcita da dettagli di lusso
Il carattere brutalista nasce dall’uso di materiali grezzi e dalla loro messa in forma rigorosa. La pietra naturale nel salone compare sul pavimento e nelle superfici murarie, con una tessitura che conserva una certa ruvidità visiva. Le piastrelle ceramiche, presenti come filo conduttore, ammorbidiscono questo registro grazie alla loro regolarità e alla luce che riflettono. Il contrasto tra matericità e lucidità è il centro del progetto: un interno che non nasconde la propria struttura, ma la veste con maggiore precisione.
La suggestione di Palm Springs negli anni Settanta entra soprattutto attraverso il linguaggio dell’arredo fisso e degli accenti di stile. Non si tratta di un tema ornamentale, ma di una temperatura visiva che accompagna le superfici dure. I pannelli perforati riprendono il motivo presente in più punti del progetto, anche all’esterno e nel giardino, e funzionano come un segno di continuità. L’insieme resta essenziale, ma i dettagli metallici e le luci integrate evitano qualsiasi durezza eccessiva.
Rail lighting, vetrine integrate e materiali che tengono il ritmo
L’illuminazione su binari segue il piano della sala e porta luce puntuale sulle postazioni, sulle vetrine integrate e sulle aree di passaggio. I faretti non diventano protagonisti, ma accompagnano le superfici: fanno risaltare la trama della pietra, segnano i volumi del bancone e disegnano una lettura chiara delle diverse zone. È una luce di lavoro, ma anche una luce che organizza lo spazio, perché rende leggibili le distanze e i cambi di materiale.
Le vetrine inserite nelle armadiature mostrano i prodotti senza interrompere la continuità delle pareti. Insieme ai profili neri, al legno presente in alcuni elementi e alle superfici ceramiche, costruiscono una gamma ridotta ma efficace. Questa scelta rende il salon di parrucchieri brutalista meno dipendente dall’effetto e più concentrato sulla sequenza dei materiali. Ogni passaggio ha un peso visivo preciso, dal banco alla parete, dal contenitore alla seduta.
Un interno che lavora per ritmo, privacy e uso quotidiano
La sala ampia avrebbe potuto restare aperta e indifferenziata; invece, il progetto la segmenta con intelligenza. Le zone per taglio, lavaggio e colore hanno proporzioni diverse, e l’ergonomia è stata messa al centro della riprogettazione. La sala non cerca l’effetto scenografico a tutti i costi. Piuttosto, organizza il movimento attorno a punti fissi ben riconoscibili, lasciando che il percorso del cliente sia intuitivo e che il lavoro dello staff risulti più scorrevole.
Anche la zona di lavaggio e quella di preparazione seguono questa logica. Le superfici integrate, i piani continui e i vani contenitori riducono il rumore visivo e tengono in ordine gli strumenti. Il progetto salone si legge allora come un insieme di stanze nella stanza: nessuna barriera pesante, ma una serie di filtri, materiali e cambi di luce che costruiscono privacy dove serve. È questo equilibrio tra apertura e raccolta a dare forza all’interno.
Nel cuore del locale, le sedute e i percorsi restano chiari, senza sovraccaricare il pavimento in pietra naturale. La scelta di elementi fissi robusti, come il bancone reception e le armadiature alte, lascia alle postazioni un contesto leggibile. Il risultato finale non punta alla neutralità: punta a un’identità precisa, fatta di ceramica, pietra e linee nette. È un interno che interpreta il salon di parrucchieri brutalista come spazio di lavoro, ma anche come sequenza di soglie e dettagli osservabili a distanza ravvicinata.
Concept e progetto: Jeroen de Nijs
Azienda di costruzione: J.M. Putter
Arredi: De Pander
Illuminazione: Lightinova
Fotografia: Peter Baas
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